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Benin - Reparto di neonatologia realizzato nell'Ospedale di Zinviè

beninIl BENIN è uno dei paesi africani tristemente famoso per la tratta degli schiavi. Nel XVIII secolo una media di 10.000 schiavi all’anno venne trasportata nelle Americhe, in Brasile, ai Carabi e ad Haiti. Fino al 1960 il Benin è stato colonia della Francia: ottenuta l’indipendenza ha vissuto poi numerose vicissitudini politiche ed ora vive un periodo tranquillo.

Tuttavia la situazione economica e sociosanitaria è precaria: la crisi dell’agricoltura, in particolare del granoturco principale fonte di sostentamento assieme alla manioca, ha costretto buona parte della popolazione a vivere in condizioni di indigenza.

Il Benin condivide con i paesi vicini molti problemi:

la carenza di acqua potabile, le pessime condizioni sanitarie, le infrastrutture malandate e le strade in gran parte sterrate. Nel 1980 i Padri missionari Camilliani hanno fondato a Zinvié, nella zona interna più profonda e remota del sud del Benin, un ospedale “L’Hopital de la Croix” che dai 50 posti letto iniziali è cresciuto negli anni diventando un punto di riferimento essenziale per le cure mediche e chirurgiche e l’assistenza sanitaria rivolta a gran parte della popolazione beninese della savana.

Molti medici, parasanitari, insegnanti ed volontari, affiancano l’opera dei padri Camilliani e del personale dell’ospedale contribuendo ad aiutare la popolazione.benin2
Nel 2004 è iniziata ed è stata già completata la costruzione di un piccolo reparto di 24 di posti letto per la cura e la degenza di quella gravissima sindrome denominata ulcera del Buruli, la cosiddetta lebbra del nuovo secolo, ed è stato anche costruito un nuovo complesso operatorio. La Fondazione “Il meglio di Te” ha contribuito al realizzazione un altro importante progetto all'interno dell'ospedale La Criox di Zinviè; la ristrutturazione e l'ampliamento del reparto di neonatologia (nido e terapia intensiva).

Fulvia Russo ci ha scritto le toccanti note che seguono:

Uno dei progetti della Fondazione ha avuto lo scopo di aiutare i Padri missionari Camilliani a terminare il reparto di neonatologia dell'Ospedale di Zinviè. Quando i proff. Enrico di Salvo, Adolfo Ruggiero e Roberto Pennisi, tutti medici che da anni aiutano i padri missionari portando la loro professionalità in Benin, ci mostrarono le fotografie era il mese di novembre 2004 e la Fondazione non era ancora nata. Nelle foto si vedeva soltanto l'apertura di un cantiere e nulla di più.
 Aderimmo con gioia all'iniziativa di contribuire, con i nostri aiuti economici che avremmo raccolto nel corso delle prime inziative, a concludere i lavori e rendere operativo il raparto. Potete, quindi, ben immaginare la mia gioia, quando a distanza di mesi, a fine luglio 2005, sono andata ad offrire all'ospedale la mia personale opera di volontariato. Sapevo che i lavori erano stati ultimati ma non mi sarei aspettata nulla di quanto ha visto. Un bellissimo caseggiato pitturato di fresco su cui era la scritto " neonatologia". La mia meraviglia crebbe ancor più quando mi ha accolta, con grande entusiasmo, una suorina dall'aspetto mite, ma dal piglio di una roccia. Ho visitato con lei il reparto. In una grande stanza erano allineate 27 cullette con altrettanti bambini color cioccolatto, il cui sguardo ti apriva il cuore e ti ispirava il desiderio di mille carezze.

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 In un'altra stanza cinque incubatrici con i casi più gravi, bimbi grandi quanto il pugno della mano che lottavano con la morte. Quando suor Neiva mi ha invitato a mettere una mano in una delle incubatrici per cambiare uno dei bimbi, mi sono ritratta; ho avuto paura di fargli del male. Lei ha insistito perchè sapeva che da quel gesto avrei tratto una grande forza. Ho toccato quel neonato ed in quel momento ho capito quanta voglia vi era in quel desiderio di lottare, di vivere, quanta volontà di farcela! L'assistenza di suor Neiva è eccezionale; lotta con loro e nella maggior parte dei casi fà della vittoria alla vita dei piccoli la sua vittoria. Ho visto personalmente strappare alla morte tanti piccoli esseri indifesi, delle cui probabilità di sopravvivenza personalmente non avrei scommesso neanche un euro: ma quando suor Neiva mi diceva "ce la fà", non so se avesse avuto un colloquio privato con nostro Signore, ma il bimbo ce la faceva e, nel giro di qualche giorno, lo vedevo trasformato, pieno paffuto ed i suoi occhi mi diceva che la sua battaglia era stata vinta. Potete credermi se vi dico che il mio soggiorno nell'ospedale di Zinviè mi ha indubbiamente suscitato sentimenti di dolore, per la crudezza di alcuni avvenimenti , purtoppo con esiti negativi, ma mi ha anche aperto il cuore alla speranza, perchè mi sono resa conto che il nostro aiuto era stato ben speso ed avremmo potuto fare anche qualcosa in più. Ed è qui che ho sentito la necessità di offrire qualcosa in più all'ospedale...

 

Guarda dove si trova Zinvie'

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